domenica 16 settembre 2012

dire, fare, provocare


..e poi ci sono i  giorni in cui l'aria è tesa. Inquieta più che altro. 
Anche lo spazio attorno diventa percepibile, come quando si è immersi nell'acqua, e possiamo sentire ad ogni movimento, la pressione, la carezza dell'acqua sul corpo.
E' una sorta di stato di vigilanza, in cui i sensi sono attivi, pronti al loro effetto in seguito ad ogni minima causa.
Cogliere ogni sguardo. Ogni sussurro. Seguire ogni tocco sulla pelle come al rallentatore. Pieno. 
I pensieri sono iper-lucidi, colorati di quella follia appena percepibile. Quella follia che rende possibile perdere il controllo, volontariamente. 
Una follia estatica. 
O orgiastica, dipende dalle situazioni.

Dire, fare, provocare. Immaginare.

Così ieri il tuo sguardo ha improvvisamente spento lo stato di noia dovuto alle troppe ora passate in treno. Le tue labbra dicevano
..hai solo sete..
ed eri così vicino che potevo sentire il tuo alito sulla pelle. Ti ho immaginato dirmi le stelle parole, in piedi di fronte a me. Ma ho cacciato il pensiero mentre ti chiedevo 
una bottiglietta di naturale, per favore
I tuoi occhi nei miei, a scavare fino in fondo. Hanno forse visto il mio desiderio? Mi hai visto inginocchiata di fronte a te? Hai immaginato la mia mano stringerti il cazzo? La mia bocca socchiudersi? Hai desiderato le mie labbra sempre più vicine alle tue palle? Il tocco umido della mia lingua risalire sulla tua pelle e bagnarti la cappella? I miei occhi puntati sui tuoi.
Hai detto
sei bella. Senza trucco sei bella.
Ti ho sorriso. La tua voce. Il tuo accento che racconta il sole del Golfo e il vociare dei Quartieri. Stavi guardando la forma del mio seno. Potevo sentire dove lo sguardo si poggiava. Poteva essere la tua mano a carezzarmi, a stringermi, a seguire ubbidiente il percorso della vista. Poteva essere la tua bocca a mordermi il capezzolo, ad assecondare il tuo desiderio, su questo ci scommetto, di vedere il mio viso eccitato e di vedermi negli occhi il desiderio di avere di più. 
Devi aver intuito quel desiderio quando hai di nuovo avvicinato il tuo viso e mi hai baciata sulle guance, talmente vicino da sfiorare la tua bocca con la mia. Talmente vicino da poterti leccare le labbra. Talmente vicino da poterti sussurrare
scopami
Avrei voluto sentire la tua mano prendermi e avvinarmi a te, avrei voluto sentire il tuo cazzo gonfiarsi mentre mi tieni vicina. Avrei voluto che tu mi girassi, mettendomi di schiena, dietro al tuo bancone. Avrei voluto sentire la tua mano aprirmi  i pantaloni, scivolare tra le mie gambe. Sentirmi bagnata. Avrei voluto sentire le tue dita affondarmi nella fica mentre il respiro si interrompe per dar modo al corpo di gemere. Avrei voluto sentirti dire che sono una maiala mentre sfili la mano dalle mie cosce per farmela leccare prima di abbassarmi i pantaloni e premere la mia schiena sul bancone del caffè. Avrei voluto sentire la tua cappella premere e poi entrare fino in fondo, con decisione. 'Scopami'. 
E poi scopami ancora. Scopami profondamente, fammi sentire il tuo cazzo fino in fondo. Fammi godere.

Ti ho salutato e sono tornata al mio posto. Il treno semivuoto, di notte. Il dondolio costante. La voglia di sedermi su di te, su questo sedile, e cavalcarti fino a farti impazzire. 
Stringo le gambe. I fianchi dondolano leggermente, assecondano i pensieri. Sento le mutandine inumidirsi e mi eccito di più. Nel silenzio sento il mio respiro.
La mia mano sotto i pantaloni, con le unghie carezzo la stoffa delle mie mutandine sul clitoride e scendo ancora, fino alla piccola macchia umida che si comincia ad allargare. Ho voglia di godere, su quel treno, in quella carrozza semivuota. 
Premo con il palmo della mano sul clitoride e comincio a massaggiarmi. Ho voglia di toccarmi e bagnare la mia mano pensando a te, pensando al tuo sguardo mentre sono sopra di te, alle tue mani che mi stringono i fianchi e mi guidano. 
Stringo il clitoride con le dita, mentre i fianchi dondolano ancora. Un brivido lungo la schiena. Sposto le mutandine. Sento le grandi labbra calde e bagnate. Voglio godere.