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venerdì 4 gennaio 2013

(...)



..così ora desidero il tuo splendido cazzo.
Turgido davanti al mio viso.
La vena che scorre lungo l'asta.
La sensazione della pelle liscia e umida sotto la mia lingua.
Desidero assaggiarti lentamente. Appagare la vista, il tatto, il gusto.
Desidero passare la tua cappella liscia sul mio viso, esitando sulle labbra, facendoti pregustare la mia lingua. Solo un istante. Un tocco leggero e caldo, umido.
Desidero morderti piano, scendendo lentamente sul tuo uccello fino alla sua base, e poi guardarti, osservare nei tuoi occhi il desiderio, ascoltare il tuo respiro più profondo, sentire il calore della tua mano sul mio viso.
Desidero stringere il tuo cazzo e succhiarti le palle. Ti piace, lo so.
Desidero vedere il tuo bacino muoversi un po' come se mi stessi già fottendo mentre poggio delicatamente la mia bocca sulla tua cappella. Premendo piano. Lasciandola entrare a poco a poco. La mia bocca calda che ti accoglie piano. Succhiarti appena.
Desidero sentire il tuo cazzo che mi riempie la bocca, che mi toglie il respiro. Desidero sentirti totalmente mio. Accoglierti fino in fondo. Vederti colare di saliva. Leccare.
Desidero sentire il tuo cazzo gonfiarsi ed esplodermi in bocca. Colarmi sulle labbra.
Desidero berti e continuare a succhiarti. Profondamente.
Sorriderti.
Ed  ora continua pure il tuo lavoro.




venerdì 14 dicembre 2012

brava bambina




Non riesco a togliere dalla mente la sensazione della tua mano che mi scivola sotto la gonna per carezzarmi. Una stretta tra le gambe ogni volta che indosso questo vestito. Ti sento ancora stringermi da dietro. Il tuo alito caldo sul mio collo. Il tuo sussurro

..brava la mia bambina..sei già bagnata

Ed intorno era ancora l'ora per un aperitivo, e il locale era ancora pieno di gente, e nessuno si era accorto di niente, ed io avrei voluto inginocchiarmi di fronte a te per mostrarti quanto può essere brava, la tua bambina.  
Invece mi sono girata verso di te e ti ho sorriso. Tu mi hai carezzato le labbra con un dito. La tua pelle umida di me. E mi hai baciata, discretamente, leccandomi le labbra.

Tu sai quello che mi piace. Hai leccato le mie fantasie dalle pieghe più nascoste del mio corpo. Tu sai come eccitarmi. Io so cosa piace a te. Come farti gemere o come farmi desiderare. 
Abbiamo preso della frutta con gli aperitivi. Ne abbiamo mangiata. Leccata. Succhiata. Dopo averla passata tra le mie gambe. Chiacchere inutili e sussurri perversi a coprire il vociare intorno. 

E come ti piaceva spingere di più tra le mie gambe quel frutto mentre ordinavo un altro giro. O dell'altra frutta. Mentre ti pregavo di portarmi via. Di sbattermi su un tavolo. Di scoparmi.
E quanto ti è piaciuto vedere l'eccitazione nel viso del cameriere, quando ha intuito quello che mi stavi facendo. Mi scoprivi un po' le gambe e le carezzavi in modo provocante ogni volta che si avvicinava a noi e mi raccontavi fantasie su di lui e su di me. Sei perverso. Non posso fare a meno di te.  






lunedì 10 dicembre 2012

Zitta e buona


Voglio solo sedermi qui. Sul tavolo, di fronte a te. 
Ti giuro che me ne starò zitta e buona mentre poggerò i piedi sui braccioli della tua sedia. E rimarrò in silenzio anche osservando il tuo sguardo che segue il mio dito quando carezzandomi le gambe tirerò su la gonna. Mi piacerà ascoltare il tuo respiro, sentire i tuoi occhi sulla pelle. Mi piacerà intuire i tuoi pensieri perversi seduto di fronte alle mie cosce aperte.
Voglio solo toccarmi un po', e godere della mia mano che corre tra le mie gambe,delle dita che si inumidiscono tra le labbra, che giocano sul clitoride. 
Sorriderò maliziosa e silenziosa quando ti stringerai il cazzo nella mano .
Ti voglio eccitato. Voglio che tu mi guardi mentre con due dita mi tocco e mi apro un po'  la figa. E' una promessa, un invito, ma non subito, non ora. Ora continua a toccarti e annusami quando alzerò il bacino per avvicinarmi alla tua bocca. Continua a toccarti fino a scoppiare e sporcami addosso, sulle mani, sulle gambe, sulla figa.
Ed ora avvicina il tuo viso e leccami. Succhiami. Mordimi.
Lascia che la mia mano prema il tuo viso tra le mie gambe. Lasciati bagnare di piacere. Lasciati scopare la bocca come mi piace. 

giovedì 6 dicembre 2012

Prendimi per il culo



Ci sono cose che per essere fatte devono essere fatte bene.
Leccare una figa, baciare o scopare un culo. O si sa fare oppure meglio lasciar perdere. 
Non mi è mai piaciuto il sesso tanto per fare, non sono d'accordo con chi dice "è tutta ginnastica" e non credo che l'atto, il gesto o la pratica siano eccitanti o meno di per sè. 
Ci sono uomini che rendono eccitante sfilettare il pesce (che dio benedica "mani d'oro" al reparto fresco del supermercato qui sotto) e altri che qualsiasi cosa facciano sono meno provocanti di una confezione di prugne secche.
Ci sono uomini che quando baciano  raccontano di desiderio,  assaggiano ogni lato perverso, gustano il momento, promettono passione.
Ci sono uomini che sanno far languire una donna anche solo respirandole tra le cosce, anche solo leccando leggermente attorno al clitoride. Titillare, succhiare, mordere. Ci sono uomini che sanno far godere con tocco leggero, altri con più decisione... e dio, come mi piace.. ci sono uomini che si leccano le labbra con il viso bagnato di orgasmo.
Inondare il viso del mio uomo mentre lui continua a godermi e a scoparmi la figa con la bocca è, probabilmente, tra le cose più eccitanti. 
Ma è innegabile.. bisogna saperlo fare. Credo che tutti abbiamo  ricordi indelebili di almeno una volta in cui avremmo voluto avere il coraggio di dire "ti prego, BASTA".
Se poi si parla di culo, lasciatemelo dire, sono veramente una minoranza gli uomini che possono orgogliosamente dire di sapere come si prende una donna per il culo.
Credo sia per questo che alcune donne sono reticenti... Per carità non voglio dire che sia sempre colpa dell'uomo, ma se queste donne avessero provato il brivido della lingua che gioca, delle dita che carezzano il culo. Di un uomo che sa come non farti sentire dolore e che sa come fartelo sentire. La sensazione della sua cappella liscia che ti entra dentro, spingendo ...inculami... Il desiderio di volerne di più, di volerlo sentire tutto. Sentirti sua, totalmente. Sentirti la sua puttana e la sua regina al tempo stesso. Desiderare ogni suo colpo ...dammene ancora... sentire il suo cazzo gonfiarsi subito prima dell'orgasmo e di riempirti il culo ...non fermarti ora... Volerne ancora, goderne ancora, il suo sperma che comincia a colare sulle cosce. 



Riflessioni grazie a Cunny Honey e a Moglie Annoiata
Immagini dal Cagnaccio




domenica 16 settembre 2012

dire, fare, provocare


..e poi ci sono i  giorni in cui l'aria è tesa. Inquieta più che altro. 
Anche lo spazio attorno diventa percepibile, come quando si è immersi nell'acqua, e possiamo sentire ad ogni movimento, la pressione, la carezza dell'acqua sul corpo.
E' una sorta di stato di vigilanza, in cui i sensi sono attivi, pronti al loro effetto in seguito ad ogni minima causa.
Cogliere ogni sguardo. Ogni sussurro. Seguire ogni tocco sulla pelle come al rallentatore. Pieno. 
I pensieri sono iper-lucidi, colorati di quella follia appena percepibile. Quella follia che rende possibile perdere il controllo, volontariamente. 
Una follia estatica. 
O orgiastica, dipende dalle situazioni.

Dire, fare, provocare. Immaginare.

Così ieri il tuo sguardo ha improvvisamente spento lo stato di noia dovuto alle troppe ora passate in treno. Le tue labbra dicevano
..hai solo sete..
ed eri così vicino che potevo sentire il tuo alito sulla pelle. Ti ho immaginato dirmi le stelle parole, in piedi di fronte a me. Ma ho cacciato il pensiero mentre ti chiedevo 
una bottiglietta di naturale, per favore
I tuoi occhi nei miei, a scavare fino in fondo. Hanno forse visto il mio desiderio? Mi hai visto inginocchiata di fronte a te? Hai immaginato la mia mano stringerti il cazzo? La mia bocca socchiudersi? Hai desiderato le mie labbra sempre più vicine alle tue palle? Il tocco umido della mia lingua risalire sulla tua pelle e bagnarti la cappella? I miei occhi puntati sui tuoi.
Hai detto
sei bella. Senza trucco sei bella.
Ti ho sorriso. La tua voce. Il tuo accento che racconta il sole del Golfo e il vociare dei Quartieri. Stavi guardando la forma del mio seno. Potevo sentire dove lo sguardo si poggiava. Poteva essere la tua mano a carezzarmi, a stringermi, a seguire ubbidiente il percorso della vista. Poteva essere la tua bocca a mordermi il capezzolo, ad assecondare il tuo desiderio, su questo ci scommetto, di vedere il mio viso eccitato e di vedermi negli occhi il desiderio di avere di più. 
Devi aver intuito quel desiderio quando hai di nuovo avvicinato il tuo viso e mi hai baciata sulle guance, talmente vicino da sfiorare la tua bocca con la mia. Talmente vicino da poterti leccare le labbra. Talmente vicino da poterti sussurrare
scopami
Avrei voluto sentire la tua mano prendermi e avvinarmi a te, avrei voluto sentire il tuo cazzo gonfiarsi mentre mi tieni vicina. Avrei voluto che tu mi girassi, mettendomi di schiena, dietro al tuo bancone. Avrei voluto sentire la tua mano aprirmi  i pantaloni, scivolare tra le mie gambe. Sentirmi bagnata. Avrei voluto sentire le tue dita affondarmi nella fica mentre il respiro si interrompe per dar modo al corpo di gemere. Avrei voluto sentirti dire che sono una maiala mentre sfili la mano dalle mie cosce per farmela leccare prima di abbassarmi i pantaloni e premere la mia schiena sul bancone del caffè. Avrei voluto sentire la tua cappella premere e poi entrare fino in fondo, con decisione. 'Scopami'. 
E poi scopami ancora. Scopami profondamente, fammi sentire il tuo cazzo fino in fondo. Fammi godere.

Ti ho salutato e sono tornata al mio posto. Il treno semivuoto, di notte. Il dondolio costante. La voglia di sedermi su di te, su questo sedile, e cavalcarti fino a farti impazzire. 
Stringo le gambe. I fianchi dondolano leggermente, assecondano i pensieri. Sento le mutandine inumidirsi e mi eccito di più. Nel silenzio sento il mio respiro.
La mia mano sotto i pantaloni, con le unghie carezzo la stoffa delle mie mutandine sul clitoride e scendo ancora, fino alla piccola macchia umida che si comincia ad allargare. Ho voglia di godere, su quel treno, in quella carrozza semivuota. 
Premo con il palmo della mano sul clitoride e comincio a massaggiarmi. Ho voglia di toccarmi e bagnare la mia mano pensando a te, pensando al tuo sguardo mentre sono sopra di te, alle tue mani che mi stringono i fianchi e mi guidano. 
Stringo il clitoride con le dita, mentre i fianchi dondolano ancora. Un brivido lungo la schiena. Sposto le mutandine. Sento le grandi labbra calde e bagnate. Voglio godere. 













venerdì 25 novembre 2011

Me, myself and I - parte III


..e poi c'è C.
ogni donna dovrebbe avere il culo di incontrare un C nella vita! 
Lui è la proiezione in carne ed ossa delle mie perversioni. Con un buon 30% in più.  
Appuntamento al buio dopo ore di chat e fiumi di umori colati tra le gambe, lui mette subito le cose in chiaro: dopo un caffè mi porta in un parco e infila la sua  mano tra le mie gambe, affonda nella mia carne. Il messaggio era chiaro, arrivato forte e chiaro::"Io sono un maiale, tu -come vedi - sei una gran porca e qui si fa come dico io". 
Con C il sesso è perverso, al limite, a volte divertente, bizzarro, mostrato, nascosto, solleticato. Le fantasie possono scorrere libere. Posso immaginarti dietro un bel culo vergine (lo so, una rarità alla nostra età, ma si tratta di fantasia, no?), intento nell'osservare il mio dito medio infilarsi un po', osservare le mie mani e le mie labbra preparare il tuo terreno da gioco. Lasciarti succhiare le mie dita prima di ricominciare a giocare col suo culo. Per i tuoi occhi. Per vedere la tua eccitazione montare. Immagino il tuo cazzo gonfiarsi. Una tua mano stretta attorno. Ti immagino puntare la cappella sul suo buco, il suo viso dice solo "inculami ti prego". Ti guarderei spingere. Nei suoi occhi dolore, stupore e piacere; nel tuo viso quel mezzo sorriso di compiacimento, perversione ed eccitazione; godrei ogni istante di queste immagini, al rallentatore. Vederti cavalcare, il suo culo che si allarga attorno al tuo cazzo. Ascoltarla godere e ansimare dal dolore. Vederti  provocare ogni sospiro, calibrare ogni colpo in modo da provocare l'effetto che vuoi. Falla godere. Fallo come vuoi, e poi voglio il mio. Voglio sentirti venire dentro di me, voglio essere presa da dietro e sbattuta a lungo e profondamente, voglio sentire il tuo cazzo gonfiarsi dentro. Voglio sentire la tua sborra, la voglio sentire colare dal culo, voglio sentire la lingua della ragazza raccoglierne ogni goccia, la voglio sentire leccarmi la figa, succhiare le labbra, mordicchiare il clitoride. 
In altre fantasie mi dici "..esco e quando torno voglio che tu mi mostri quanto sei porca",
ed io ti ubbidisco. Ti immagino tornare con il cazzo in mano, mi immagino in piedi, con le gambe un po' aperte ed il vestito tirato su. La faccia di un ragazzo tra le mie gambe, la mia mano sulla sua testa per indirizzare il mio piacere. 
Di nuovo il tuo sorriso compiaciuto e perverso, mi fai girare la testa. 
Il ragazzo continua a scoparmi con la bocca e comincia carezzarti sulle palle, le sue dita salgono, ti afferra saldamente il cazzo. La mia mano è ancora sulla tua testa, lo sposto verso di te, voglio vedere la sua lingua sulla tua pelle, voglio vederlo succhiarti.
Toccami mentre ti ingrossi nella sua bocca. Fammi sentire come ti stai eccitando. 
Fammi vedere ancora quel sorriso. Compiaciuto. Perverso. 
Voglio averti. Voglio avervi. Voglio sentirmi piena di voi, voglio sentirmi mormorare di piacere, voglio sentirmi una gran maiala. Voglio sentirmelo dire. 
Ti ho immaginato in molti modi, compreso seduto di fronte a me, semplicemente godendoti i suggerimenti delle mie mani, che giocano a farti impazzire di desiderio a volte esaudendo le tue richieste, toccarmi secondo quello che vorresti fare o vedere tu, altre volte mostrandoti quello che vorrei io, come lo vorrei, per quanto tempo. 
..e il tuo sorriso.. dio mio, immaginare di affogare quella tua espressione tra le mie gambe, cavalcioni sul tuo viso inondarti del mio piacere. 
Sorrido anch'io  cavalcando la tua faccia, scopandomi la tua bocca, la lingua, il tuo viso.


mercoledì 23 novembre 2011

Masturbating is NOT a crime


Ci sono momenti in cui so con assoluta certezza che le stelle stanno dalla mia.

Ferie. Sola. Meritato fancazzismo all inclusive. Tempi dilatati, finalmente è possibile seguire il filo dei pensieri, lasciare agli automatismi la guida e rimanere lì, inerti, solitari spettatori del nostro inconscio. E' il momento del genio - lo chiamo così -, quello in cui la creatività non è sfinita dall'insistenza del contingente, del dovere, del tempo che corre. E' il momento dei pensieri colorati, quelli che evocano anche i profumi, che coinvolgono e che emozionano. 
Sul tavolino di fronte al mio letto il computer, l'ennesima tazza di cappuccino, sigarette, hard disk in ordine sparso, ed uno squarcio sul mondo fuori proprio di fronte a me. Il balcone, fiori, un raggio di sole che illumina le foglie e più in basso la strada, la vita, gente che passa. Il palazzo di fronte. Sembra che al di fuori di me tutto stia correndo, nessuno vede nessun'altro, con le facce tuffate su qualche cellulare o con il niente come orizzonte. Io, in una bolla di tempo.
Io e il mio computer. Io con le gambe incrociate e vestita come chi ha di fronte una lunga giornata di lavoro al pc: una felpa consumata, calzettoni e slip di cotone. A righe. Entrambi. Rido sottovoce.
Sposto lo sguardo dal monitor alle mie gambe, la felpa mi lascia scoperto il rigonfiamento del pube, vedo la stoffa colorata sotto la quale si possono indovinare i peli. Prima che la mente realizzi la mia mano si è già spostata, accarezzo la stoffa, seguendo le righe con un dito. Un respiro profondo per godere del momento, per lasciare che il sole, l'aria fresca, il rumore della città entrino profondamente in me. Respiro, osservo il piacere nascere, come un'idea che si insinua nel cervello. 
Guardo fuori la gente che passa e il tizio che fuma fuori il bar, guardo tra le mie gambe e osservo il mio dito girare attorno al clitoride, premendo leggermente da sotto, provocando un piacere sottile, una prima fugace aspettativa per i momenti che seguiranno.
Sento le labbra aprirsi un po', inturgidirsi. 
Mi guardo mentre il mio dito medio continua a torturare il mio clitoride, ed aggiungo il pollice, comincio ad aprirli e chiudere delicatamente. Senza stringere. Ancora. La sensazione di una piccola contrazione tra le gambe e un rivolo umido e caldo che scivola via dalle labbra. Più in basso, sulle mutandine cominciano ad apparire i segni di questo gioco. Una macchia umida si forma.  Mi lascio tentare dal desiderio di affondare le dita tra la carne calda, senza però cedere. Ho voglia di concedermi un lungo piacere. Prendermi tutto il tempo che occorre per portarmi al limite e fermarmi. Per ricominciare. 
Ben più a lungo della sigaretta del tipo che fuma, là per strada. 
Guardo le mie mani che scivolano sulla stoffa per soffermarsi sulla macchia umida. Passare con le unghie e massaggiare con il polpastrello. Inumidirlo. E tornare su per infilarsi  sotto gli slip. Adoro guardare la sagoma della mano muoversi mentre corre verso il clitoride. Lo stringo. Un pizzico. Un altro. Ritmicamente.

Devo fermarmi, rallentare un po'.

Ma non riesco a far star buone le dita.
Alzo un po' la felpa. Voglio guardarmi meglio. Apro le gambe.
Il dito medio si infila sotto il bordo delle mutandine, il polpastrello sfiora le labbra bagnate, sposto gli slip per scoprirmi prima a destra e poi a sinistra. Guardo le mutande sparire tra le grandi labbra. 
Mi guardo dondolarmi, con la schiena che si inarca per andare in avanti. Mi ascolto respirare e mugulare.
C'è un che di perfetto nella masturbazione. La perfetta conoscenza del come, per quanto, dove. E' il corpo che si soddisfa mentre ha un desiderio. Abbandonarsi, scivolare nei piaceri del corpo, assecondarsi, appagarsi dei nostri stessi muscoli che si tendono, della pelle bagnata. Sinceri.
Negli occhi ancora lo scorcio sulle mie gambe aperte, sul dondolio dei fianchi e sulle mutande che tengo tese in modo da farle premere sul clitoride, in modo che ad ogni movimento la stoffa carezzi la mia pelle. 
Voglio di più.
La mano scivola dal pube, il palmo premuto con decisione e il medio e l'anulare che scivolano sulla pelle, dentro di me. una fitta di piacere. Sento sulle dita i miei umori scorrere. Li sento caldi nel caldo. Non resisto. Devo guardare.
Osservo le dita uscire bagnate, ricoperte del mio piacere. Ne colgo l'odore. Chimica del piacere. Lo lecco con la punta della lingua, passandolo poi sulle labbra per gustarmi di più. Passandoci le dita prima di succhiarle in bocca, prima di gustarle leccandole, godendo al pensiero di leccare la mia fica. 
Prendo tutto il tempo necessario. Perchè di certo, le stelle oggi stanno dalla mia.




Me, myself and I - parte II ovvero: caramelle agli sconosciuti



Spesso, nelle mie fantasie, c'è D.
Poco da dire, immaginare di re-incontrare un amichetto delle colonie estive in tempi preadolescenziali e trovarsi in un angolo buio in pieno centro con la sua mano tra le mie gambe ha un che di perverso senza scomodare la fantasia. L'eccitazione per le persone che potevano vederci. In quei momenti mi rendo conto di aver perso la ragione, che potrei fare di tutto, lasciarmi fare di tutto. 
Ti immagino alzarmi la gonna in una di quelle vinerie che piacciono a te, sentire la tua mano che sfiora delicatamente l'interno delle cosce e salire fin su. Un brivido quando il tuo dito scivola sulle mie mutandine. Immagino con te un viaggio di lavoro, abiti da farmi togliere e situazioni imbarazzanti per provocarti. Ti immagino toccarmi e scoprirmi solo per lasciar sbirciare un ignaro spettatore, ti immagino godere della sua eccitazione nel guardare la tua mano che mi carezza sul sedere, lasciando che li vestito si alzi un po', malizioso. 
Esteta. Voyeur. Esibizionista. 
Immagino di sentire la tua voce sussurrata vicino l'orecchio - il tuo respiro tiepido sul collo - "..maiala..". 
Ti risponderei solo "..non sai quanto", guardandoti in faccia, immaginandoti gonfio. 
Provocarti al punto che vorrei vedere, dietro ogni frase socialmente accettabile detta dalle tue labbra, la voglia di prendermi, girarmi sul bancone e scoparmi, detta da tutto il resto del tuo corpo.
 Sì, ti provocherei parecchio, ti lascerei sporcare i miei abiti e la mia pelle..

lunedì 21 novembre 2011

Me, myself and I - parte I ovvero: nella vita ci vuole culo


alcuni ritengono che alle donne siano concesse solo fantasie erotiche light. Condite sempre con quel non so che di "eterno", "etereo". Raccontate con proprietà di linguaggio, ricche di metafore ed evocazioni, malizia intravista. E forse - ma rifletteteci bene - questo è quello che raccontiamo a voi, o meglio, questo è come la raccontiamo a voi. Dopo aver passato la censura della decenza e dopo aver ammorbidito la forma. Dopo aver tagliato qua e là ed aver cercato alcune manciate di sinonimi. Dopo averci riflettuto bene. Ma se le fantasie potessero essere raccontate avrebbero più colore e contrasto, sarebbero decisamente meno romantiche, l'odore non sarebbe quello delicato della viola, ma quello pungente di un orgasmo. Mica parlo per tutte, ma decisamente per me sì!



Credo che sia esperienza comune quella di chiudere gli occhi ed abbandonarsi, autore-regista-attore-spettatore, alle immagini della nostra personale fantasia. Ed è tutto perfetto, la situazione, le parole , i gesti e  la perversione.. Personalmente ho anche dei  protagonisti ai cui ricordi lego le mie fantasie, ognuno assolutamente perfetto per qualche caratteristica. Ognuno è il simbolo di un mio lato più spinto. Sono loro a cui affido i desideri mai detti, in qualche modo donando la mia parte più vera perchè nascosta. Il mio segreto più intimo.

Di sicuro c'è P.

In alcune fantasie la prima immagine è P al supermercato intento a scegliere frutta e verdura. Valutarne l'aspetto, la freschezza, soffermarsi sulla forma e sulla consistenza. Ingannare  con il suo bel viso pulito. Chiunque avrebbe pensato ad un bravo ragazzo che ha imparato dalla mamma o dalla moglie a fare la spesa.Invece i suoi pensieri erano più concentrati sullo scegliere se iniziare la serata scopandomi con un ortaggio o con un frutto. P mi fa impazzire, letteralmente. Il solo pensiero del suo viso, acceso dal desiderio, mi provoca una fitta di eccitazione. Non farebbe differenza, ma P ha anche un corpo perfetto.  Lui sa farmi sentire assolutamente unica, è il tipico uomo che sa solleticare i giusti tasti per rendermi davvero perversa.
Il motivo, però, per cui P è spesso nei miei pensieri, è per come - non c'è altro modo di dirlo - sa inculare una donna. per come sa inculare.. me. Ammetto di pensare spesso e molto volentieri a me, vestita solo con un paio di stivali, cavalcioni su di lui, seduto su una sedia. Penso alla sua cappella posata sulla mia pelle bagnata, sento la sua mano indirizzarla sul mio culo, senza premere, mentre guarda la mia mano giocare col clitoride. 
Uno sguardo malizioso. Come godrei, se guardandolo ancora, i miei fianchi cominciassero a muoversi un po' in su, la schiena dritta, avvicinando il mio seno al suo viso...lasciargli prendere un capezzolo tra le dita, lasciare che lo stringa, che lo succhi..dolore e piacere con la stessa intensità. 

Colo sulle cosce. 

Se ne accorge e si eccita di più. Scendo, lentamente, sul suo cazzo. Lo sento premere e farsi strada, continuo - la salivazione a mille - a scendere e a guardarlo. Fino la cappella, poi tornare su, solo un po'. Sorridere maliziosa passandomi due dita tra le gambe, tra le labbra bagnate e ansiose di godere e poi sulle sue labbra, godendo della sua lingua, osservandola leccare le mie dita come se fosse la mia fica. Le sue mani sui miei fianchi tirano giù, ha voglia di prendermi, di entrarmi dentro fino in fondo, di farmi godere, di riempirmi il culo. Ho voglia anche io. Ho voglia di prenderlo, di sentirmi totalmente sua. Il respiro si fa più profondo ed inarco la schiena. Lo sento scivolarmi dentro, entrare un po' di più ad ogni dondolio dei fianchi, ed ogni volta che avvicino i miei ecco un colpetto dei suoi. Sempre più profondamente fino all'ultimo colpo - dammene ancora - 
fino ad averti dentro di me - dammene ancora - 
lasciarti venire dentro - riempimi -, sentirmi colare. 
Scoparti. Scoparmi. Lasciarmi scopare.

(...)