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"la regola per il sesso è la stessa che i bambini usano per valutare un gioco: se dopo aver finito sei ancora pulito vuol dire che non ti sei divertito abbastanza"
lunedì 28 novembre 2011
sabato 26 novembre 2011
venerdì 25 novembre 2011
Me, myself and I - parte III
..e poi c'è C.
ogni donna dovrebbe avere il culo di incontrare un C nella vita!
Lui è la proiezione in carne ed ossa delle mie perversioni. Con un buon 30% in più.
Appuntamento al buio dopo ore di chat e fiumi di umori colati tra le gambe, lui mette subito le cose in chiaro: dopo un caffè mi porta in un parco e infila la sua mano tra le mie gambe, affonda nella mia carne. Il messaggio era chiaro, arrivato forte e chiaro::"Io sono un maiale, tu -come vedi - sei una gran porca e qui si fa come dico io".
Con C il sesso è perverso, al limite, a volte divertente, bizzarro, mostrato, nascosto, solleticato. Le fantasie possono scorrere libere. Posso immaginarti dietro un bel culo vergine (lo so, una rarità alla nostra età, ma si tratta di fantasia, no?), intento nell'osservare il mio dito medio infilarsi un po', osservare le mie mani e le mie labbra preparare il tuo terreno da gioco. Lasciarti succhiare le mie dita prima di ricominciare a giocare col suo culo. Per i tuoi occhi. Per vedere la tua eccitazione montare. Immagino il tuo cazzo gonfiarsi. Una tua mano stretta attorno. Ti immagino puntare la cappella sul suo buco, il suo viso dice solo "inculami ti prego". Ti guarderei spingere. Nei suoi occhi dolore, stupore e piacere; nel tuo viso quel mezzo sorriso di compiacimento, perversione ed eccitazione; godrei ogni istante di queste immagini, al rallentatore. Vederti cavalcare, il suo culo che si allarga attorno al tuo cazzo. Ascoltarla godere e ansimare dal dolore. Vederti provocare ogni sospiro, calibrare ogni colpo in modo da provocare l'effetto che vuoi. Falla godere. Fallo come vuoi, e poi voglio il mio. Voglio sentirti venire dentro di me, voglio essere presa da dietro e sbattuta a lungo e profondamente, voglio sentire il tuo cazzo gonfiarsi dentro. Voglio sentire la tua sborra, la voglio sentire colare dal culo, voglio sentire la lingua della ragazza raccoglierne ogni goccia, la voglio sentire leccarmi la figa, succhiare le labbra, mordicchiare il clitoride.
In altre fantasie mi dici "..esco e quando torno voglio che tu mi mostri quanto sei porca",
ed io ti ubbidisco. Ti immagino tornare con il cazzo in mano, mi immagino in piedi, con le gambe un po' aperte ed il vestito tirato su. La faccia di un ragazzo tra le mie gambe, la mia mano sulla sua testa per indirizzare il mio piacere.
Di nuovo il tuo sorriso compiaciuto e perverso, mi fai girare la testa.
Il ragazzo continua a scoparmi con la bocca e comincia carezzarti sulle palle, le sue dita salgono, ti afferra saldamente il cazzo. La mia mano è ancora sulla tua testa, lo sposto verso di te, voglio vedere la sua lingua sulla tua pelle, voglio vederlo succhiarti.
Toccami mentre ti ingrossi nella sua bocca. Fammi sentire come ti stai eccitando.
Toccami mentre ti ingrossi nella sua bocca. Fammi sentire come ti stai eccitando.
Fammi vedere ancora quel sorriso. Compiaciuto. Perverso.
Voglio averti. Voglio avervi. Voglio sentirmi piena di voi, voglio sentirmi mormorare di piacere, voglio sentirmi una gran maiala. Voglio sentirmelo dire.
Ti ho immaginato in molti modi, compreso seduto di fronte a me, semplicemente godendoti i suggerimenti delle mie mani, che giocano a farti impazzire di desiderio a volte esaudendo le tue richieste, toccarmi secondo quello che vorresti fare o vedere tu, altre volte mostrandoti quello che vorrei io, come lo vorrei, per quanto tempo.
..e il tuo sorriso.. dio mio, immaginare di affogare quella tua espressione tra le mie gambe, cavalcioni sul tuo viso inondarti del mio piacere.
Sorrido anch'io cavalcando la tua faccia, scopandomi la tua bocca, la lingua, il tuo viso.
giovedì 24 novembre 2011
mercoledì 23 novembre 2011
Masturbating is NOT a crime
Ci sono momenti in cui so con assoluta certezza che le stelle stanno dalla mia.
Ferie. Sola. Meritato fancazzismo all inclusive. Tempi dilatati, finalmente è possibile seguire il filo dei pensieri, lasciare agli automatismi la guida e rimanere lì, inerti, solitari spettatori del nostro inconscio. E' il momento del genio - lo chiamo così -, quello in cui la creatività non è sfinita dall'insistenza del contingente, del dovere, del tempo che corre. E' il momento dei pensieri colorati, quelli che evocano anche i profumi, che coinvolgono e che emozionano.
Sul tavolino di fronte al mio letto il computer, l'ennesima tazza di cappuccino, sigarette, hard disk in ordine sparso, ed uno squarcio sul mondo fuori proprio di fronte a me. Il balcone, fiori, un raggio di sole che illumina le foglie e più in basso la strada, la vita, gente che passa. Il palazzo di fronte. Sembra che al di fuori di me tutto stia correndo, nessuno vede nessun'altro, con le facce tuffate su qualche cellulare o con il niente come orizzonte. Io, in una bolla di tempo.
Io e il mio computer. Io con le gambe incrociate e vestita come chi ha di fronte una lunga giornata di lavoro al pc: una felpa consumata, calzettoni e slip di cotone. A righe. Entrambi. Rido sottovoce.
Sposto lo sguardo dal monitor alle mie gambe, la felpa mi lascia scoperto il rigonfiamento del pube, vedo la stoffa colorata sotto la quale si possono indovinare i peli. Prima che la mente realizzi la mia mano si è già spostata, accarezzo la stoffa, seguendo le righe con un dito. Un respiro profondo per godere del momento, per lasciare che il sole, l'aria fresca, il rumore della città entrino profondamente in me. Respiro, osservo il piacere nascere, come un'idea che si insinua nel cervello.
Guardo fuori la gente che passa e il tizio che fuma fuori il bar, guardo tra le mie gambe e osservo il mio dito girare attorno al clitoride, premendo leggermente da sotto, provocando un piacere sottile, una prima fugace aspettativa per i momenti che seguiranno.
Sento le labbra aprirsi un po', inturgidirsi.
Mi guardo mentre il mio dito medio continua a torturare il mio clitoride, ed aggiungo il pollice, comincio ad aprirli e chiudere delicatamente. Senza stringere. Ancora. La sensazione di una piccola contrazione tra le gambe e un rivolo umido e caldo che scivola via dalle labbra. Più in basso, sulle mutandine cominciano ad apparire i segni di questo gioco. Una macchia umida si forma. Mi lascio tentare dal desiderio di affondare le dita tra la carne calda, senza però cedere. Ho voglia di concedermi un lungo piacere. Prendermi tutto il tempo che occorre per portarmi al limite e fermarmi. Per ricominciare.
Ben più a lungo della sigaretta del tipo che fuma, là per strada.
Guardo le mie mani che scivolano sulla stoffa per soffermarsi sulla macchia umida. Passare con le unghie e massaggiare con il polpastrello. Inumidirlo. E tornare su per infilarsi sotto gli slip. Adoro guardare la sagoma della mano muoversi mentre corre verso il clitoride. Lo stringo. Un pizzico. Un altro. Ritmicamente.
Devo fermarmi, rallentare un po'.
Ma non riesco a far star buone le dita.
Alzo un po' la felpa. Voglio guardarmi meglio. Apro le gambe.
Il dito medio si infila sotto il bordo delle mutandine, il polpastrello sfiora le labbra bagnate, sposto gli slip per scoprirmi prima a destra e poi a sinistra. Guardo le mutande sparire tra le grandi labbra.
Mi guardo dondolarmi, con la schiena che si inarca per andare in avanti. Mi ascolto respirare e mugulare.
C'è un che di perfetto nella masturbazione. La perfetta conoscenza del come, per quanto, dove. E' il corpo che si soddisfa mentre ha un desiderio. Abbandonarsi, scivolare nei piaceri del corpo, assecondarsi, appagarsi dei nostri stessi muscoli che si tendono, della pelle bagnata. Sinceri.
Negli occhi ancora lo scorcio sulle mie gambe aperte, sul dondolio dei fianchi e sulle mutande che tengo tese in modo da farle premere sul clitoride, in modo che ad ogni movimento la stoffa carezzi la mia pelle.
Voglio di più.
La mano scivola dal pube, il palmo premuto con decisione e il medio e l'anulare che scivolano sulla pelle, dentro di me. una fitta di piacere. Sento sulle dita i miei umori scorrere. Li sento caldi nel caldo. Non resisto. Devo guardare.
Osservo le dita uscire bagnate, ricoperte del mio piacere. Ne colgo l'odore. Chimica del piacere. Lo lecco con la punta della lingua, passandolo poi sulle labbra per gustarmi di più. Passandoci le dita prima di succhiarle in bocca, prima di gustarle leccandole, godendo al pensiero di leccare la mia fica.
Prendo tutto il tempo necessario. Perchè di certo, le stelle oggi stanno dalla mia.
Me, myself and I - parte II ovvero: caramelle agli sconosciuti
Spesso, nelle mie fantasie, c'è D.
Poco da dire, immaginare di re-incontrare un amichetto delle colonie estive in tempi preadolescenziali e trovarsi in un angolo buio in pieno centro con la sua mano tra le mie gambe ha un che di perverso senza scomodare la fantasia. L'eccitazione per le persone che potevano vederci. In quei momenti mi rendo conto di aver perso la ragione, che potrei fare di tutto, lasciarmi fare di tutto.
Ti immagino alzarmi la gonna in una di quelle vinerie che piacciono a te, sentire la tua mano che sfiora delicatamente l'interno delle cosce e salire fin su. Un brivido quando il tuo dito scivola sulle mie mutandine. Immagino con te un viaggio di lavoro, abiti da farmi togliere e situazioni imbarazzanti per provocarti. Ti immagino toccarmi e scoprirmi solo per lasciar sbirciare un ignaro spettatore, ti immagino godere della sua eccitazione nel guardare la tua mano che mi carezza sul sedere, lasciando che li vestito si alzi un po', malizioso.
Esteta. Voyeur. Esibizionista.
Immagino di sentire la tua voce sussurrata vicino l'orecchio - il tuo respiro tiepido sul collo - "..maiala..".
Ti risponderei solo "..non sai quanto", guardandoti in faccia, immaginandoti gonfio.
Provocarti al punto che vorrei vedere, dietro ogni frase socialmente accettabile detta dalle tue labbra, la voglia di prendermi, girarmi sul bancone e scoparmi, detta da tutto il resto del tuo corpo.
Sì, ti provocherei parecchio, ti lascerei sporcare i miei abiti e la mia pelle..
martedì 22 novembre 2011
lunedì 21 novembre 2011
Me, myself and I - parte I ovvero: nella vita ci vuole culo
Credo che sia esperienza comune quella di chiudere gli occhi ed abbandonarsi, autore-regista-attore- spettatore, alle immagini della nostra personale fantasia. Ed è tutto perfetto, la situazione, le parole , i gesti e la perversione.. Personalmente ho anche dei protagonisti ai cui ricordi lego le mie fantasie, ognuno assolutamente perfetto per qualche caratteristica. Ognuno è il simbolo di un mio lato più spinto. Sono loro a cui affido i desideri mai detti, in qualche modo donando la mia parte più vera perchè nascosta. Il mio segreto più intimo.
Di sicuro c'è P.
In alcune fantasie la prima immagine è P al supermercato intento a scegliere frutta e verdura. Valutarne l'aspetto, la freschezza, soffermarsi sulla forma e sulla consistenza. Ingannare con il suo bel viso pulito. Chiunque avrebbe pensato ad un bravo ragazzo che ha imparato dalla mamma o dalla moglie a fare la spesa.Invece i suoi pensieri erano più concentrati sullo scegliere se iniziare la serata scopandomi con un ortaggio o con un frutto. P mi fa impazzire, letteralmente. Il solo pensiero del suo viso, acceso dal desiderio, mi provoca una fitta di eccitazione. Non farebbe differenza, ma P ha anche un corpo perfetto. Lui sa farmi sentire assolutamente unica, è il tipico uomo che sa solleticare i giusti tasti per rendermi davvero perversa.
Il motivo, però, per cui P è spesso nei miei pensieri, è per come - non c'è altro modo di dirlo - sa inculare una donna. per come sa inculare.. me. Ammetto di pensare spesso e molto volentieri a me, vestita solo con un paio di stivali, cavalcioni su di lui, seduto su una sedia. Penso alla sua cappella posata sulla mia pelle bagnata, sento la sua mano indirizzarla sul mio culo, senza premere, mentre guarda la mia mano giocare col clitoride.
Uno sguardo malizioso. Come godrei, se guardandolo ancora, i miei fianchi cominciassero a muoversi un po' in su, la schiena dritta, avvicinando il mio seno al suo viso...lasciargli prendere un capezzolo tra le dita, lasciare che lo stringa, che lo succhi..dolore e piacere con la stessa intensità.
Colo sulle cosce.
Se ne accorge e si eccita di più. Scendo, lentamente, sul suo cazzo. Lo sento premere e farsi strada, continuo - la salivazione a mille - a scendere e a guardarlo. Fino la cappella, poi tornare su, solo un po'. Sorridere maliziosa passandomi due dita tra le gambe, tra le labbra bagnate e ansiose di godere e poi sulle sue labbra, godendo della sua lingua, osservandola leccare le mie dita come se fosse la mia fica. Le sue mani sui miei fianchi tirano giù, ha voglia di prendermi, di entrarmi dentro fino in fondo, di farmi godere, di riempirmi il culo. Ho voglia anche io. Ho voglia di prenderlo, di sentirmi totalmente sua. Il respiro si fa più profondo ed inarco la schiena. Lo sento scivolarmi dentro, entrare un po' di più ad ogni dondolio dei fianchi, ed ogni volta che avvicino i miei ecco un colpetto dei suoi. Sempre più profondamente fino all'ultimo colpo - dammene ancora -
fino ad averti dentro di me - dammene ancora -
lasciarti venire dentro - riempimi -, sentirmi colare.
Scoparti. Scoparmi. Lasciarmi scopare.
(...)
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