mercoledì 23 novembre 2011

Masturbating is NOT a crime


Ci sono momenti in cui so con assoluta certezza che le stelle stanno dalla mia.

Ferie. Sola. Meritato fancazzismo all inclusive. Tempi dilatati, finalmente è possibile seguire il filo dei pensieri, lasciare agli automatismi la guida e rimanere lì, inerti, solitari spettatori del nostro inconscio. E' il momento del genio - lo chiamo così -, quello in cui la creatività non è sfinita dall'insistenza del contingente, del dovere, del tempo che corre. E' il momento dei pensieri colorati, quelli che evocano anche i profumi, che coinvolgono e che emozionano. 
Sul tavolino di fronte al mio letto il computer, l'ennesima tazza di cappuccino, sigarette, hard disk in ordine sparso, ed uno squarcio sul mondo fuori proprio di fronte a me. Il balcone, fiori, un raggio di sole che illumina le foglie e più in basso la strada, la vita, gente che passa. Il palazzo di fronte. Sembra che al di fuori di me tutto stia correndo, nessuno vede nessun'altro, con le facce tuffate su qualche cellulare o con il niente come orizzonte. Io, in una bolla di tempo.
Io e il mio computer. Io con le gambe incrociate e vestita come chi ha di fronte una lunga giornata di lavoro al pc: una felpa consumata, calzettoni e slip di cotone. A righe. Entrambi. Rido sottovoce.
Sposto lo sguardo dal monitor alle mie gambe, la felpa mi lascia scoperto il rigonfiamento del pube, vedo la stoffa colorata sotto la quale si possono indovinare i peli. Prima che la mente realizzi la mia mano si è già spostata, accarezzo la stoffa, seguendo le righe con un dito. Un respiro profondo per godere del momento, per lasciare che il sole, l'aria fresca, il rumore della città entrino profondamente in me. Respiro, osservo il piacere nascere, come un'idea che si insinua nel cervello. 
Guardo fuori la gente che passa e il tizio che fuma fuori il bar, guardo tra le mie gambe e osservo il mio dito girare attorno al clitoride, premendo leggermente da sotto, provocando un piacere sottile, una prima fugace aspettativa per i momenti che seguiranno.
Sento le labbra aprirsi un po', inturgidirsi. 
Mi guardo mentre il mio dito medio continua a torturare il mio clitoride, ed aggiungo il pollice, comincio ad aprirli e chiudere delicatamente. Senza stringere. Ancora. La sensazione di una piccola contrazione tra le gambe e un rivolo umido e caldo che scivola via dalle labbra. Più in basso, sulle mutandine cominciano ad apparire i segni di questo gioco. Una macchia umida si forma.  Mi lascio tentare dal desiderio di affondare le dita tra la carne calda, senza però cedere. Ho voglia di concedermi un lungo piacere. Prendermi tutto il tempo che occorre per portarmi al limite e fermarmi. Per ricominciare. 
Ben più a lungo della sigaretta del tipo che fuma, là per strada. 
Guardo le mie mani che scivolano sulla stoffa per soffermarsi sulla macchia umida. Passare con le unghie e massaggiare con il polpastrello. Inumidirlo. E tornare su per infilarsi  sotto gli slip. Adoro guardare la sagoma della mano muoversi mentre corre verso il clitoride. Lo stringo. Un pizzico. Un altro. Ritmicamente.

Devo fermarmi, rallentare un po'.

Ma non riesco a far star buone le dita.
Alzo un po' la felpa. Voglio guardarmi meglio. Apro le gambe.
Il dito medio si infila sotto il bordo delle mutandine, il polpastrello sfiora le labbra bagnate, sposto gli slip per scoprirmi prima a destra e poi a sinistra. Guardo le mutande sparire tra le grandi labbra. 
Mi guardo dondolarmi, con la schiena che si inarca per andare in avanti. Mi ascolto respirare e mugulare.
C'è un che di perfetto nella masturbazione. La perfetta conoscenza del come, per quanto, dove. E' il corpo che si soddisfa mentre ha un desiderio. Abbandonarsi, scivolare nei piaceri del corpo, assecondarsi, appagarsi dei nostri stessi muscoli che si tendono, della pelle bagnata. Sinceri.
Negli occhi ancora lo scorcio sulle mie gambe aperte, sul dondolio dei fianchi e sulle mutande che tengo tese in modo da farle premere sul clitoride, in modo che ad ogni movimento la stoffa carezzi la mia pelle. 
Voglio di più.
La mano scivola dal pube, il palmo premuto con decisione e il medio e l'anulare che scivolano sulla pelle, dentro di me. una fitta di piacere. Sento sulle dita i miei umori scorrere. Li sento caldi nel caldo. Non resisto. Devo guardare.
Osservo le dita uscire bagnate, ricoperte del mio piacere. Ne colgo l'odore. Chimica del piacere. Lo lecco con la punta della lingua, passandolo poi sulle labbra per gustarmi di più. Passandoci le dita prima di succhiarle in bocca, prima di gustarle leccandole, godendo al pensiero di leccare la mia fica. 
Prendo tutto il tempo necessario. Perchè di certo, le stelle oggi stanno dalla mia.




1 commento:

  1. Insomma, sono in macchina e mi annoio, accendo l'aifon e mi leggo i miei feed preferiti, sul mio reader senza grafica.
    uno slogan per foto... Comincio a leggere il post e a metà mi fermo e penso, devo segnalarlo a nina cazzo questa scrive come lei!!
    Solo al momento di copiare il link mi accorgo che stavo proprio leggendo te!! Uhuh tutto il tempo del mondo non basterebbe a soddisfare le voglie che abbiamo ma è un buon inizio, in fondo l'onanismo è far sesoo con l'unica persona che ti conosce davvero!!

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